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Ignora collegamentiHome : Il Mondo di ADV : Traina Veloce in Barca a Vela

NAUTICA - 
inviato da Capitan Simoniccio
 


TRAINA VELOCE E BARCA A VELA: BINOMIO VINCENTE


 Con il termine "traina veloce" si intende genericamente la traina fatta solitamente oltre i 5 nodi di velocità.

In mediterraneo, trainare a tale velocità sotto costa porterebbe risultati ben scarsi, quindi la traina veloce si identifica automaticamente con la traina d'altura e vede come preda elettiva i tonni di branco, i piccoli esemplari di tonno rosso.

 

Le prede

In merito x evitare confusioni e magari multe, ci tengo a chiarire che il tonno del mediterraneo è il tonno rosso Thunnus thynnus, dalle tipiche carni rosso vivo, chiamato poi blue fin dagli anglofoni. NULLA a che fare col tonno pinnegialle, che in mediterraneo semplicemente NON esiste!!! E' vero che anche il tonno rosso ha la pinna anale e le pinnule giallocromo, ma non si tratta del tonno pinna gialla, presente purtroppo solo in oceano.

E' facile distinguere il tonno rosso dai suoi congeneri: da adulto ha il corpo con colorazione uniforme, solo i giovani esemplari (fino a 20-30 kg) hanno delle ombreggiature sul corpo, che è cilindrico, rigido e robusto, completamente coperto da squame piccole e fitte, molto aderenti all'epidermide.

I tonni di branco che possiamo incontrare trainando con gli artificiali, raggiungono i 50-60 kg, oltre vengono chiamati intermedi. Se passano i 100 kg sono detti giganti. Gli adulti di tonno rosso, in mediterraneo, oggi superano assai raramente i 200 kg. Solo 10 anni fa, taglie oltre i 300 erano abbastanza normali e capitavano anche esemplari oltre i 400 kg.

  

Da sinistra: esemplare giovanissimo, con le tipiche ombreggiature, a destra: adulto dalla livrea uniforme

E' importante riconoscere il tonno rosso, considerando la regolamentazione della sua pesca che sta diventando sempre + stringente.

Ad oggi per l'anno 2008, vale la misura minima di 30 kg OPPURE di 115 cm. Tale misura corrisponde, esperienza alla mano, ad un peso di circa 25 kg. Se il pesce non raggiunge uno qualsiasi di questi due limiti, va liberato! Attenzione che le multe previste in caso di controlli, sono severissime!

Altre prede dell'alto mare, meno frequenti ma non impossibili, sono i tonnetti alletterati,Euthynnus alletteratus che sono identici ai boniti del sottocosta, ma al contrario di questi  arrivano a superare i 20 kg. Come i boniti, hanno decorazioni marmorizzate blu sul dorso e le squame presenti solo su regioni triangolari nella parte anteriore del dorso, dei fianchi e dell'addome,a formare il cosiddetto corsaletto.

Possiamo incontrare anche le alalunghe, Thunnus alalunga, molto simili ai tonni rossi, solo un pò più slanciate ma con pinne pettorali enormi, molto allungate, simili ad ali di aeroplano. Hanno carni bianche e la taglia massima attualmente supera raramente i 10 kg. In passato era una specie comunissima al largo delle coste della Liguria, con branchi sterminati. Oggi qui è sparita del tutto, rimane comune solo nelle acque del Canale di Otranto. Amici ne hanno pescate alcune in traversata verso le Baleari.

   

A sinistra il tonnetto alletterato, a destra il tonno alalunga

 

Oltre questi tonni, specie in tarda estate ed autunno, potranno attaccare le nostre esche, anche le coloratissime lampughe, Coriphaena hippurus, chiamate anche Dorados o Dolphins all'estero, creando non poca confusione coi delfini... Questa fantastica specie ha un marcato dimorfismo sessuale, per cui i maschi man mano che crescono, sviluppano un profilo del capo sempre + marcato, fino ad avere una "fronte" verticale. I colori dell'animale vivo poi sono ciò che di + incredibile il mare possa mostrarci, spaziando dal blu, all'azzurro, al verde e al giallo, tutti con tonalità elettriche assolutamente incredibili! Peso massimo in mediterraneo di 15-18, media in costante aumento, di anno in anno, per ora attorno ai 1-3 kg. E' una specie che sembra risentire positivamente dell'aumento della temperatura media delmare nostrum essendo in continuo aumento numerico e di taglia.

Un altro pesce con popolazione in crescita è  la splendide aguglia imperiale, Tetrapturus belone, detta da alcuni marlin mediterraneo, visto che in effetti la specie è parente strettissima dei marlin bianchi oceanici. La nostra aguglia imperiale raggiunge una taglia massima di 20 kg, ma esemplari di 15-18 kg non sono rari. Si distingue dall'altro rostrato dei nostri mari, il pesce spada, per la pinna dorsale allungata su quasi tutto il corpo e il rostro, corto, tozzo e dalla sezione tonda

In rarissimi casi potrebbe capitare anche il fantomatico pesce spada, Xiphias gladius, col fondato rischio  di vedersi la lenza tagliata in un attimo dal bordo tagliente del suo gladio... Rispetto all'aguglia imperiale, presenta rostro molto allungato e dal profilo appiattito, con le pinne dorsale, anale e pettorali estremamente rigide e falcate. Tipica è anche la carenatura laterale del peduncolo caudale, molto sviluppata. Taglia media sotto i 100 kg, massima che supera assai raramente i 2-3 quintali in mediterraneo.

  

A sinistra lampuga maschio, col profilo del capo verticale, a destra un esemplare femmina

  

A sinistra l'aguglia imperiale, a destra il più conosciuto pesce spada

 

I luoghi

E' una tecnica che in Italia ha visto come pionieri i pescatori del mar Ligure, in particolare dell'estremo ponente, i quali assimilarono le tecniche già sperimentate dai colleghi della Costa Azzurra. Dal confine italo-francese la traina veloce si è rapidamente diffusa lungo tutte le coste, trovando poi un altro Hot Spot, un luogo elettivo, lungo le coste pugliesi, nel Canale d'Otranto.

Oggi è una tecnica praticabile praticamente in tutti i nostri mari, con qualche forte difficoltà, solo nell'alto adriatico.

Genericamente, possiamo dire che la traina veloce è la tipica traina d'altura, del gran largo, fatta in tratti di mare indipendenti dalla terraferma e dai fondali.

La situazione ovviamente cambia radicalmente da zone a zone, ad esempio nella Liguria di Ponente i pescatori si spingono regolarmente oltre le 20 miglia, arrivando spesso a pescare in tratti di mare a 50-60 miglia al largo di Diano Marina e S.Remo, dove i fondali superano abbondantemente i 2000 m di profondità.

All'opposto attorno alle coste sarde, in corrispondenza delle bocche o della costa ovest, tale traina può regalare incontri incredibili, con tonni oltre i 50 kg, già a 2-3 miglia dalla costa, a volte anche meno.

In ogni caso, come linea generale di tendenza, è bene partire dalle batimetriche oltre i 200-500 m e da li esplorare ampi tratti di mare.

Questo, ovviamente, se si ha intenzione di trasformare la nostra veletta in una barca specifica da pesca, uscendo in mare proprio con la pura intenzione di trainare. In caso contrario, la meta sarà quella... delle vacanze o dell'uscita giornaliera!  Eviteremo lo stess dell'impostazione tattica della pescata...

Da tener presente che a volte, certi salti di fondale, anche se a profondità abissali, fanno da punti di concentrazione del pesce. Tipica la "secca 1800" nel ponente ligure, dove il fondale sale da 2300 a 1800 m, creando un punto spesso proficuo per la traina ai tonni.

Altri fattori che concentrano spesso i predatori dell'alto mare, sono le boe oceanografiche, quali ad esempio la Boa ODAS Italia 1 virtualmente in mezzo al Golfo di Genova, oppure le vicine Boa di S. Remo e di MeteoFrance, 28 miglia al largo dell'estremo ponente. Tali boe si ricoprono infatti di fauna e flora marine, creano un punto di attrazione per i pesci foraggio e quindi per i predatori. In pratica, una replica in piccolo delle F.A.Ds (Fish Aggregating Devices) oceaniche o delle "incannucciate" siciliane, fascine di cannucce e rami di palma, per attirare le lampughe.

Da ciò una nota: se siete in traina in alto mare ed avvistate un relitto galleggiante, vale sempre la pena deviare un poco la rotta e farci passare vicino (ma non troppo!) le esche.

Altro fattore positivo per la traina ai tonni specie in primavera, è la presenza di cetacei, balene e delfini. Spesso infatti i tonni seguono tali animali per opportunismo alimentare, cibandosi sia del krill, i gamberetti pelagici tanto ricercati dalle balene, che i pesci foraggio, cibo dei delfini. Diverse volte infatti mi è capitato di prender bei tonni proprio mentre i delfini saltavano attorno alla barca. Precisazione per tranquillizzarci: nonostante caccino le stesse prede e siano simili per abitudini e dimensioni, MAI un delfino ha abboccato ad un'esca dedicata ad un tonno! Sarà per merito del sensibilissimo sonar, della vista, dell'istinto o... del fatto che forse i delfini siano davvero animali un tantino superiori...

Per gli Amici della Vela Liguri, ecco due zone in cui potrebbe valer la pena iniziare a trainare!

 

I periodi

Per questo come altri fattori, relativi alla pesca, se ne sentono di tutti i colori... Cito solo l'opinione corrente nell'estremo ponente ligure, dove la traina veloce ha avuto origine decenni or sono: fino a qualche anno fa si considerava valido solo il periodo tardo estivo ed autunnale. Poi un notissimo pescatore sanremese, campione di traina nazionale ed internazionale, ha cominciato a supporre che tale periodo, fosse buono solo perchè coincideva col maggior numero di uscite a pesca, data la stagione favorevole, indicando tutto l'anno come periodo adatto alla traina d'altura...

In linea di massima però, stando anche alle esperienze di amici che hanno provato e provano tuttora a trainare in altura anche in inverno, il periodo migliore coincide con l'inizio di un buon riscaldamento delle acque superficiali. Tendenzialmente conviene aspettaretemperature superiori ai i 17°C, coincidente, in linea di massima, nel mar ligure, col mese di maggio inoltrato. E non tanto perchè prima i pesci non ci siano, anzi, tuttavia se ne stanno mediamente + in profondità, al di sotto dei 30-40 mt, irraggiungibili dalle nostre esche trainate in velocità. Non a caso, con tecniche ibride tra la traina col vivo e la pesca in deriva a bassissima velocità, x far scendere adeguatamente le lenze, qualcuno ha stanato tonni enormi anche in pieno inverno...

Comunque, dalla tarda primavera, al tardo autunno, se ci troviamo un minimo lontani dalla costa o su fondali di una certa consistenza, vale di certo la pena calare a poppa qualche lenza. Ed ora vediamo come.

 

La tecnica

Dunque, siamo nel periodo buono, alba di una giornata di fine giungo, in traversata verso la Corsica. La nostra adorata barca a vela sta navigando al traverso, filando silenziosa e sicura a 6.5-7 nodi di velocità. Così com'è, potrebbe navigare decine e decine di miglia, rimanendo noi nel + completo relax.

E' il momento di togliersi la curiosità e provare ad impostare un'azione di pesca come si deve, cercando di procurare una superba cena per l'equipaggio.

Le condizioni sarebbero ideali per trainare, se non fosse per... la silenziosità della barca a vela!!!  Si, sembrerà incredibile, ma è questo uno dei limiti principali di questo tipo di barca nella traina veloce. All'opposto di quanto avviene di solito nella traina lenta sotto costa, nella traina d'altura i tonni sono dispersi su aree immense e spesso stazionano metri o decine di metri sotto la superficie. E' ormai un dato certo che il rumore e la forte turbolenza, anche visiva, data dalla scia delle eliche, sono fattori fondamentali di richiamo.

Noi invece stiamo viaggiando nel + totale silenzio, senza muovere un filo di schiuma... la nostra poppa scorre sull'acqua senza disturbarla quasi.

L'unica possibilità di prendere un pesce, in questo modo, è di passare ESATTAMENTE sulla sua testa. Ecco uno dei diversi motivi x cui spesso il velista si lamenta della scarsità di catture. Molte volte ci sono anche problemi di esche sbagliate etc. ma la mancanza di richiamo a distanza è fondamentale.

 

L'importanza del richiamo

Urge quindi rimediare. Abbiamo 2 possibilità x richiamare i cari tonni:

  • accendere il motore, spesso cosa da scartare, se si vuole veleggiare in pace

  • creare dei richiami, dei "teaser" come li chiamano gli americani

NE secondo caso si possono acquistare teares già pronti arrivando a spender cifre folli nei complicati e bellissimi teaser made in USA (ottimi in effetti quelli a forma di aeroplanino), oppure adottare la soluzione di un caro amico, che con la sua vela, ha trovato molto utile trainare a poppa 2 parabordi medio-piccoli!

Quindi cominciamo la battuta in questo modo: leghiamo ad una cimetta di circa 15 mt un parabordo e caliamolo a poppa, ad un angolo, in modo che venga trascinato in superficie, facendo qualche sguazzo ed un pò di scia. All'altro angolo possiamo calare una catena di octopus, una cosiddetta Daisy Chain, 5-10 polpetti di gomma, con un piombo all'interno della testa, legati su nylon molto spesso, senza ami. Serviranno solo da richiamo. in cima alla catena volendo, si può anche metter uno di quei teaser già pronti chiamati Bird, ad aeroplanino, x aumentarne l'effetto attrattivo.

         

Alcuni teaser, Daisy Chain di polpetti in silicone ed un Bird, richiamo a forma di aeroplanino

 

Le esche vere e proprie (cfr.: articolo sull'attrezzatura), quelle attaccate alle canne e dotate di ami andranno filate a scalare, lasciando le + vicine appena dopo gli ultimi teaser, le altre via via + lontane.

 

Una nota sui terminali: per le varie esche, tipo octopus piumati, jgs etc. consiglio robustissimi ami doppi oppure ami a gambo corto e filo molto robusto, rigorosamente ad anello! Meglio evitare le ancorette, che spesso penetrano poco e male, dando una falsa sensazione di sicurezza al pescatore! Personalmente tolgo le ancorette, se presenti, anche ai pesci finti tipo rapala, sostituendole con ami doppi inox. Si avrà un miglior bilanciamento dell'esca e ferrate + sicure.

Queste esche andranno legate al terminale con specifici nodi, o meglio con i manicotti (rigorosamente in alluminio!) e relative pinze. Ne parleremo meglio prossimamente. Come nylon per terminale bisogna cercare un giusto compromesso tra resistenza ed invisibilità. Stando sotto lo 0.60 mm correremo molti, troppi rischi. Oltre lo 0.90 avremo un terminale troppo rigido e visibile, anche alla velocità di traina. Un 0.70, massimo 0.80, morbido e di ottima marca sarà l'ideale.

 

Attenzione agli ingarbugli!

Si, ma quante esche calare? Per il principio appena visto, più esche ci saranno dietro la scia, meglio sarà, daranno l'idea di un branchetto di pesci in fuga. Basta pensare che certi amici, specialisti in merito, arrivano a filare dai loro fisherman (barche bimotore all'americana, attrezzatissime) fino a 9 NOVE canne, usando antenne divergenti x allargare le lenze esterne!!! Uno addirittura ha provato tali antenne sulla propria vela... ma direi che non è il caso di rovinarsi la vita!

Semplicemente, se andiamo a motore, si potranno usare contemporaneamente 4 canne, l'importante sarà ricordarsi fare virate sempre molto ampie e lente per non sovrapporre ed ingarbugliare le lenze. Navigando a vela, meglio tenerne 2 sole, così eviteremo problemi in caso di virate decise o manovre secche del timoniere.

Nel calare le lenze e poi trainando sarà meglio ricordarsi 2 semplici regole per evitare ingarbugli e sovrapposizioni:

  1. calata la prima lenza, quella + lontana, accostare "leggermente" dal lato della lenza appena calata, mentre si fila dal lato opposto la successiva.

  2. Tenere poi presente che con diverse lenze in acqua, quelle + lunghe seguiranno le accostate in maniera + lenta di quelle corte.

 

L'importanza della velocità

E' un altro fattore critico nella pesca ai pesci d'altura. La velocità tipica in questa tecnica è attorno ai 6-7 nodi. Ma in certi casi, se ad esempio vediamo i tonni in caccia ma questi non si decidono ad abboccare, si può provare a trainare anche oltre gli 8 nodi.

Bisogna considerare che se vogliamo pescare col massimo delle possibilità, la velocità non dovrà esser decisa dall'andatura della barca, ma dalle condizioni e dall'impostazione della battuta di pesca.

Ad esempio, una regola generale, ma pronta ad esser smentita, vede i tonni di piccola taglia, detti di branco, (20-30 kg) preferire esche tenute vicino alla poppa (anche 10-20 mt, non di +) e trainate veloci. Quelli di taglia maggiore, chiamati intermedi, spesso preferiscono esche filate a maggiori distanze (anche 60-80 m da poppa), trainate a velocità più basse, anche sotto i 6 nodi.

Il fattore che però influenza la velocità di traina è la tipologia di esche usate! Se infatti da una parte le esche piumate, i jigs e gli octopus "vivono" a velocità elevate, dai 7 nodi in su, reggendo anche gli 8-9 nodi senza problemi, i pesci finti e i rapala ingenerale, vanno in crisi oltre i 6.5 nodi. Il loro nuoto oscillatorio, dato di solito dalla paletta anteriore, diventa eccessivo e cominciano a roteare invece di  vibrare, saltando fuori dall'acqua. Un trucco è quello di abbassare l'angolo di incidenza della lenza che esce dal cimino, fissandola alla falchetta con uno stroppo ed un elastichetto a bocca di lupo o una pinza specifica a sgancio rapido (cfr.: articolo sull'attrezzatura). Così in caso di abboccata, avremo comunque la lenza libera.

Assetto di traina, con pinza a sgancio rapido o elastico, per abbassare le lenze coi Rapala

 

Il problema però è che di solito si iniza a pescare usando esche diverse, solo dopo le prime abboccate si potrà usare una sola tipologia,con velocità specifica. Quindi per abitudine, in caso di 4 lenze, si calano i rapala sulle canne centrali, tenute corte a 15-25 m. Poi sulle esterne, si montano un octopus piumato da una parte ed un jig o un jet dall'altra, allontanandoli di 30-40m. Velocità ovviamente di compromesso, sui 6-6.5 nodi.

Poi proseguendo nella battuta, se si avranno indizi negli avvistamenti (tonni grandi o piccoli, pesci piccoli in fuga, krill o altro) si potranno usare esche, colori e velocità specifiche.

Questo è un punto importante, adeguare l'esca alla preda presente al momento! Se vediamo saltare le sardine in fuga, imperativo usare rapala color azzurro argenteo, piume bianco/azzurre. Se si nota la presenza di krill, rapala argento/rosa/arancio e piume ed octopus rosso/rosa/arancio. Saltano piccole acciughette? Via le esche solite da 14-16 cm, per usare pesci finti e piumette sottili (ma robusti!) di 10-12 cm! Spesso questa è stata la mossa che ha risolto la giornata, in mezzo a tonni che saltavano ovunque ma non degnavano di uno sguardo le super-esche!

 

Un consiglio in caso di rinforzi di vento: in acqua una sola lenza, massimo 2; niente rapala, solo octopus piumati con un bel peso dentro la testa o meglio ancora un jet con testina rigida forata. In mezzo a creste e schiuma è l'esca migliore e più sicura!

Ricordo che nell'articolo sull'attrezzatura, si riprende il discorso del colore e tipologia delle esche, a seconda delle condizioni ambientali.

 

Tariamo la frizione

Ora che le canne sono in acqua, è cosa buona e giusta assicurarle con dei cordini di circa 3 mt, ben fissati alle bitte di poppa o al pulpito se ben robusto e non ci rimane che regolare la frizione.

All'abboccata del pesce, la resistenza di slittamento non può esser eccessiva, altrimenti il tonno con la sua enorme forza, fuggendo anche a 30 nodi, romperebbe tranquillamente la lenza o il terminale. Ma non si può neanche impostare una resistenza troppo bassa che non ci permetterebbe di ferrare bene il pesce,garantendo la tenuta dell'amo nella bocca rigida e dura di un pesce di diversi kg.

Solitamente si imposta una resistenza del 30% rispetto al carico massimo indicato dal nylon in bobina. Ad esempio se abbiamo una lenza da 30lbs (indicativamente nylon di diametro circa 0.50 mm), la sua resistenza sarà di 30 libbre, circa 14 kg. Quindi imposteremo la frizione a circa 4 kg. Con una lenza da 20 lbs, 9 kg, imposteremo la frizione a 3 kg. Come? I super pescatori alla moda usano dei bei dinamometri, io attacco alla lenza diverse bottiglie d'acqua... 3 kg? 2 bottiglie classiche da 1.5 lt... ;-) costa nulla ed è precisissimo!

La procedura per tarare la frizione è però diversa a seconda dei mulinelli:

  • freno a stella: possiamo agire SOLO sulla stella, avvitandola x aumentare la resistenza, svitandola x diminuirla. Quindi nulla da dire.

  • Freno a leva: questi mulinelli, sull'asse della leva, che coincide con quello della bobina, hanno un pomello, una ghiera, detta di  PRE-SET. Con questa ghiera si regola il pre-carico della frizione. Attenzione! Regolate questa ghiera solo con la frizione completamente libera o rischierete di danneggiarla! Per impostare la frizione, si porta la leva in posizione di "strike", in barruta su un fermo che tutti questi mulinelli hanno, + o - a metà corsa e li si misura se siamo al 30% della resistenza della lenza. In caso contrario, si allenta la frizione del tutto e si agisce sulla ghiera di pre-set x tentativi, fino ad avere il giusto 30% in posizione di strike.

A questo punto, con la giusta resistenza impostata, ricordiamoci di inserire la raganella o cicala, una levetta o nottolino che renderà rumorosa la rotazione della bobina, segnalandoci con un urlo lancinante l'abboccata del pesce.

 

Finalmente ha abboccato!

Chi ha già avuto a che fare con un tonno di buon peso, sa cosa intendo: il pesce appena allamato nonostante i diversi kg di resistenza della frizione, fugge  ad una velocità tale che la bobina con la raganella inserita prima fischia, poi lancia una specie di urlo... A proposito: l'attrito coi dentelli interni della raganella è davvero tanto, se non ci ricordiamo di disinserire la cicala allarme una volta che il pesce ha abboccato, in breve tempo ce la troveremo consumata, inservibile e... muta!

Quindi, nell'ordine, bisogna esser rapidi e decisi nelle seguenti azioni, da attuarsi in contemporanea (i compiti devono già esser stati chiariti, ognuno già deve sapere cosa deve fare):

  1. comandare al timoniere e all'equipaggio (se stiamo navigando a vela), di rallentare la barca (ma ASSOLUTAMENTE NON FERMARLA!) accostando poco (ma davvero poco!)dal lato della canna col pesce abboccato.

  2. Ordinare a qualcuno di recuperare la o le lenze libere, per evitare subito imbrogli fatali.

  3. Farsi aiutare per indossare in un istante pancera e giubbino reggicanna (cfr.: articolo sull'attrezzatura).

  4. Sfilare la canna dal portacanne e... aspettare che il pesce finisca la sua prima terrificante fuga.

Si, perchè in questo momento la forza del pesce è enormemente superiore alla nostra pur ottima attrezzatura. Non potremmo assolutamente tentare di contrastarlo direttamente. Si applica la tattica della guerriglia e lo si lascia sfogare, magari anche diminuendo un pò la frizione per farlo correre.

Inutile dire che in questa pesca non serve brandeggiare la canna per cercare di allamare il pesce, si rischierebbe solo di strappare la lenza o slamare la preda. Di trazione in questo momento, con la fuga del tonno, ce n'è già troppa! Meglio limitarsi a lasciar correre la preda.

E' questo il trucco per riuscire nell'impresa: far stancare il pesce, farlo correre il più possibile all'inizio. Poi, appena dovesse rallentare o fermarsi, non dargli tregua, recuperando lenza senza sosta!

Ora la barca deve proseguire al minimo, con rotta rettilinea. Si potrebbe aiutare il pescatore con lenti movimenti ed accostate della barca, ma se il timoniere non è mai stato skipper su una barca da pesca, meglio non rischiare. Sbagliando si farebbero + danni e la carena di una vela, con bulbo e timone sporgente, è già abbastanza pericolosa per la nostra lenza. Meglio tenerla ben distante a poppa.

Sottolineo l'importanza di  lasciare correre il pesce ricordando un grosso tonno che non sembrava neanche tale. Fuga troppo breve, lenta, sotto la barca poi stop. Si bloccò a 100 mt e da li non si mosse. Pesava diverse decine di kg e non aveva bruciato un solo briciolo di energia. Col suo solo peso, pinneggiando tranquillo, poteva rimaner laggiù. E io, pur avendo la mia canna + robusta, l'unica 30 lbs a bordo, con un carico utile di pochi kg, non potevo forzarlo senon era stanco. Dopo un'ora io avevo braccia e schiena a pezzi, lui manco il solletico. Bene, è finita nell'unica maniera possibile: si è liberato!

Ma come fare dopo la fuga iniziale a recuperar lenza, con tutto quel peso attaccato? Si usa la tecnica del pompaggio: in pratica si parte con la canna orizzontale e il cimino arcuato che punta la superficie del mare, si fa perno sulle gambe ed aiutando le braccia con la schiena e con le spalle, si solleva la canna SENZA recuperare lenza! Solo quando la canna è verticale e noi ben distesi all'indietro, si recupera velocissimi, con rapide rotazioni della manovella, fino a ritrovarsi nella posizione di partenza, col busto verticale e la canna orizzontale. Se il movimento è chiaro, diventa evidente l'assoluta utilità del giubbotto dorsale per aiutarsi a distribuire la trazione sulla schiena, senza dover lavorare solo di braccia e di spalle.

A proposito di pumping: su una barca a vela, col suo bel pozzetto angusto, panche, pulpiti ed impicci vari, con un grosso tonno allamato, è ancor + importante che il pescatore sia assistito. In pratica una persona dovrà stargli sempre alle spalle, per assicurarlo in caso di perdita di equilibrio o di rottura della lenza (magari mentre il pescatore è all'apice della manovra di pompaggio, ben sbilanciato all'indietro...). Ovviamente i suoi movimenti devono esser fluidi, continui ed armonici, pena la lenza che va in bando ed il pesce che si slama all'istante!

Ed ecco la regola fondamentale nel recupero del pesce: MAI fare andare la lenza in bando! Questa deve aver sempre trazione, motivo per cui la barca non si deve fermare, rimanendo in marcia al minimo.

 

Dopo la prima fuga il tonno si lascerà recuperare un pco, per poi lanciarsi di nuovo in una folle corsa. Questo per diverse volte, a seconda della forza e dell'indole dell'esemplare.

 

La resa dei conti

Se abbiamo fatto le cose per bene, con calma, sicurezza e determinazione, sia noi alla canna che il nostro equipaggio a supportarci, ci troveremo dopo un pò col tonno che risale dall'alto fondale, finché riusciremo ad intravvederlo (prima, se abbiamo occhiali con lenti polarizzate...) mentre descrive ampi cerchi nel blu cristallino, tra le luci dei raggi di sole e l'ombra della barca che si perdono negli abissi... può succedere dopo pochi minuti, come anche dopo un'ora, dipende dal pesce con cui abbiamo a che fare, dall'attrezzatura usata e dall'abilità nell'usarla.

E' questo, comunque, il momento del primo avvistamento, quello che ci da il tuffo al cuore!!!

Personalmente, ogni volta ci ritrovo un insieme di folle gioia, di emozione drammatica, indescrivibili...

Di certo sono gli attimi peggiori del nostro combattimento col pesce, che è in effetti spesso al limite delle sue forze ma anche disposto a giocarsi tutto.

Ed infatti troppe volte, il pescatore si vede già il pesce in barca, forza troppo il recupero, magari crede già il pesce sconfitto, vista la mancanza di fughe, stringe la frizione e... in un attimo perde la preda.

I rischi sono 3:

  1. il tonno che pareva stanco morto, raccoglie le forze e parte in un'ultima incredibile e profondissima fuga a picco. La lenza è corta, il nylon non riesce ad ammortizzare lo shock magari il mulinello non ha un'ottima frizione, questa si impunta un poco... la lenza si rompe di schianto!

  2. il tonno non ha le forze sufficienti per una fuga vera e propria, ma si mette a roteare, pinneggiando piano ma deciso, con cerchi sempre più ampi, fin quando quasi in superficie, passa sotto la barca, li ci sono i già noti deriva e timone... la lenza si rompe di schianto!

  3. il pesce non ha più molte forze, si lascia trascinare sotto barca, vicino a poppa, ma all'ultimo momento da uno strattone secco e potentissimo all'attrezzatura, dibattendosi... la lenza si rompe di schianto o il pesce si slama.

Per evitare questi epiloghi, quando abbiamo il pesce sotto bordo, dobbiamo tassativamente allentare  la frizione del mulinello! In caso di necessità, se questa dovesse slittare troppo, la fermeremo col pollice sulla bobina, così da esser pronti a rilasciare lenza istantaneamente!

Bisogna anche diventar abili ad indirizzare il pesce che nuota sotto bordo, giostrandolo con la canna: lo si avvicina se tenta di allontanarsi, lo si giuda di lato se punta la carena, man mano avvicinandolo.

Un compagno sarà in plancetta, pronto a raffiarlo appena lo avrà a portata. Da qui l'importanza di un raffio col manico più lungo possibile.

Su alcune barche si usa far recuperare gli ultimi metri di lenza all'addetto al raffio. Così la stessa persona si avvicina il pesce e lo aggancia per portarlo a bordo. E' la tecnica usata nei centri di pesca all'estero. Io la sconsiglio. Di solito l'addetto al raffio su una vela è un amico con poca esperienza. Se all'ultimo momento il pesce dovesse ripartire in una fuga, mentre l'amico si trovasse con la lenza in mano, ben che vada, senza l'azione ammortizzante di canna e cimino il pesce scapperebbe. Nel caso peggiore la persona potrebbe finire in acqua o farsi male con la lenza.

Il pesce raffiato deve esser tolto SUBITO dall'acqua! Inizierà infatti a dibattersi come un ossesso ed al di la del volerlo catturare, sarebbe un delitto farselo scappare dopo averlo ferito a morte col raffio! Quindi preda in plancetta, se non in pozzetto e SUBITO un bel laccio passato attorno alla coda!

A questo punto restano a vostra scelta i riti di festeggiamento, che di solito sono un repertorio di urla selvagge ed inumane, spumanti, prosecchi vari e bagno a mare che sia...

Non c'è che dire: la gran grigliata di tonno, questa sera ce la siamo davvero meritata!!!

 

.    o    O    o    .

 

 I.C.A.B (In C#lo Alla Balena) a tutti gli Amici della Vela, per una stagione a tutto tonno!!!

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Amici della Vela, un sito dedicato al mare e alla vela, per informazioni potete scrivere a wm@amicidellavela.it